Episode Transcript
[00:00:00] Speaker A: è un test di una grandissima semplicità dove viene chiesto al paziente di alzarsi e sedersi da una sedia per cinque volte.
[00:00:18] Speaker B: Benvenuti a PhD on Air, io sono Gianmichele Villano, medico e dottorando di Nogmi e oggi affrontiamo un tema molto concreto che tocca da vicino alla vita quotidiana di tante persone con la malattia di Parkinson, il rischio di caduta. Ne parliamo in collegamento con Marco Trucco che è un nostro special guest perché è un dottorando in neuroscienze ma in realtà è un fisioterapista con oltre 20 anni di esperienza ed è docente e coordinatore del corso di laurea in fisioterapia presso l'università di Torino. Ciao Marco!
[00:00:47] Speaker A: Ciao a tutti! Grazie per l'invito, è un vero piacere essere qui per parlare di un tema ritengo molto importante per i nostri pazienti.
[00:00:55] Speaker B: Partiamo subito in media stress. Parliamo del quadro generale, cioè perché le cadute sono un problema così importante nella malattia di Parkinson?
[00:01:04] Speaker A: e sono un problema molto più importante perché sono molto più frequenti di quello che si pensi e come potete immaginare portano molte volte a problemi seri, non sempre dei traumi che impediscono il movimento ma sicuramente a livello di autonomia dei pazienti, di qualità della vita infattano tantissimo anche a livello familiare.
[00:01:26] Speaker B: Immagino infatti spesso si pensa che le cadute dipendano semplicemente dal fatto che il paziente cammini male In realtà il quadro che c'è sotto è molto più complesso.
[00:01:37] Speaker A: Assolutamente. Le cause delle cadute nel Parkinson sono profondamente multifattoriali. Da un lato ci sono i sintomi motori classici della malattia, la pradicinesia, ovvero un forte rallentamento dei movimenti, la rigidità muscolare, il tremore. Questi rendono oggettivamente difficile mantenere l'equilibrio e camminare in sicurezza. Ma c'è un'altra faccia della medaglia spesso sottovalutata, gli aspetti non motori. Parliamo di lieviti eclidi cognitivi o cali della capacità attentiva. Se la mente è affaticata o non riesce a mantenere l'attenzione sull'ambiente circostante, inciampare o non reagire in tempo a un ostacolo diventa molto più probabile.
[00:02:15] Speaker B: Evidentemente è un problema molto complesso e in effetti approfondiremo gli aspetti non motori in un'altra puntata. Quindi ritorniamo sulla parte, diciamo, dell'aspetto della pratica clinica. Come si cerca di identificare il rischio di caduta nel Parkinson?
[00:02:32] Speaker A: Esattamente, sulla parte motoria ci sono degli test funzionali, quindi chiediamo delle azioni e vediamo come vengono fatti. Questi test sono molteplici a livello internazionale e hanno dimostrato una buona capacità predittiva del rischio di capacità. Il problema di molti di questi test però è che richiedono paretto tempo, spazi specifici, professionisti dedicati solo allo svolgimento di questi test e quindi non sempre sono compatibili con i ritmi ambulatoriali. Per questo uno degli strumenti più usati nella pratica clinica è poi il 5 times.
[00:03:04] Speaker B: chiamerò volgarmente il test della sedia, ma ci spieghi in cosa consiste?
[00:03:10] Speaker A: E' buono come test della sedia perché in effetti è un test di una grandissima semplicità dove viene chiesto al paziente di alzarsi e sedersi da una sedia per 5 volte. Sembra un gesto banale ma alzarsi da una sedia è un'azione quotidiana fondamentale che richiede un mix perfetto di equilibrio, forza nelle gambe e combinazioni. Gli studi ci dicono che se un pazziere che piega più di 16 secondi per completare questo test di 5 ripetizioni, la sua probabilità di andare contro una caduta aumenta in modo importante.
[00:03:43] Speaker B: Senti ma detto così questo sembra un test perfetto, cioè semplice, veloce, utile, in realtà da quanto ho capito il tuo progetto nasce proprio dalle limitazioni di questo test.
[00:03:56] Speaker A: Hai capito perfettamente perché da una parte è molto semplice prendere il tempo e fare il test ma a questa semplicità corrisponde purtroppo un'indicazione molto grossolana del rischio. Più di 16 secondi, meno di 16 secondi. Ci dice quanto ma non ci dice come svolge il test del paziente e quindi attualmente questo test ci dà un'indicazione grossolana ma non ci aiuta ad avere le sfumature che invece possono farci comprendere meglio la qualità di questa indicazione riferita al rischio di cauta. Quindi ci fa suonare un campanello d'allarme ma ci dà poche informazioni sulla qualità del movimento e sulla reale capacità del paziente.
[00:04:37] Speaker B: Ma prima di addentrarci proprio nel cuore del progetto, è molto interessante anche il fatto che questo nasca in ambito universitario ma ha anche dentro una collaborazione molto concreta che è quella con il Presidio Sanitario di San Camillo di Torino. Che valore aggiunto ha questa formula?
[00:04:56] Speaker A: Penso che questo sia uno dei punti forti proprio di questo progetto di ricerca, perché spesso la ricerca accademica e la pratica clinica viaggiano su due binari paralleli e faticano a incontrarsi, soprattutto rapidamente.
L'autorato aziendale ci permette invece di unire il meglio di uno dei mondi all'interno di un progetto comune. Da una parte abbiamo l'Università di Genova, Filoni, il professor Marco Testa e il suo laboratorio del campus di Savona apporta l'eccellenza e tutta l'esperienza accademica.
Le competenze ingegneristiche sono importanti perché temono dialogare. Dall'altra abbiamo il Besidio Saccamiglio di Torino, che è una struttura riabilitativa del contesto piemontese che invece riesce a portare tutto l'expertise clinico, quindi ci mette a disposizione competenze mediche, riabilitative e soprattutto ci permette di lavorare a stretto contatto con i pazienti e poter provare, come vedremo dopo, le tecnologie direttamente per svolgere i test con i pazienti.
[00:06:03] Speaker B: Questo è proprio l'aspetto più interessante, cioè elaborare strumenti, pensate, fin dall'inizio per essere clinicamente sensati.
[00:06:12] Speaker A: Esatto, non stiamo sviluppando un algoritmo astratto per poi cercare di capire a un doc o se funziona in ospedale e se quindi si può portare anche a casa del paziente. Stiamo costruendo uno strumento tecnologico calato direttamente nei bisogni reali del paziente e del fisioterapista che lo cura. L'espertise universitario fornisce gli strumenti avanzati. Il contesto clinico del presidio garantisce che questi strumenti siano realmente applicabili, utili e che rispondano a una reale necessità clinica. È una sinergia che accelera in modo molto importante il passaggio dall'idea alla pratica. e quindi in questo caso uscire dal laboratorio e cercare di guardare oltre, cercare di immaginare dove questa tecnologia può essere utilizzata tutti i giorni, ovvero a casa dei pazienti.
[00:07:01] Speaker B: E quindi addentriamoci nel cuore del progetto. Come state trasformando il test della sedia con l'uso di nuove tecnologie?
[00:07:09] Speaker A: Ok, questo famoso test della sedia, ovvero il 5 times sit to stand, lo stiamo più che modificando, lo stiamo arricchendo di tecnologie come i sensori inerziali, come la pedana di forza, che hanno la capacità di acquisire dei parametri complessi.
Quindi rispetto alla valutazione cronometrica del tempo, riusciamo ad avere veramente tanti parametri come l'accelerazione, la velocità, la simmetria del movimento che possono veramente far interpretare la qualità del gesto che sta facendo il paziente.
[00:07:44] Speaker B: Inoltre il vostro progetto non si ferma al gesto motorio puro, introduce anche un elemento che rende la situazione più vicina alla vita di tutti i giorni, mi sto riferendo alla variante dual task del test che io continuo a chiamare della sedia. Spiegaci anche questa diciamo variante che cosa significa esattamente?
[00:08:07] Speaker A: La variante dual task significa che al test classico che vi ho descritto precedentemente di alzarsi e sedersi da una sedia viene chiesto simultaneamente di svolgere anche un compito cognitivo, quindi oltre ad alzarsi e sedersi il paziente dovrà andare a togliere il numero 3 da un numero che gli verrà comunicato un attimo prima di partire per il test. Questo rende decisamente più complicato svolgere il test, perché non potrò avere la concentrazione solo sulla parte motoria, ma dovrò dividerla o comunque gestire i due compiti, quello cognitivo e quello motorio.
[00:08:44] Speaker B: Perché è così importante soprattutto nel Parkinson?
[00:08:47] Speaker A: Perché per tutte le persone, come dicevo, è sicuramente più complicato gestire due compiti, ma nel Parkinson lo è ancora di più, perché proprio la gestione della doppia attività per le persone con malattie di Parkinson è molto complicata. Abbiamo visto che oltre ai segni in motori c'è anche tutta la parte di segni in un motori e in questo caso qua, quindi capite come la gestione di un doppio compito diventi complesso. La parte interessante però è che la vita reale è quasi continuamente un dual task se non un multitask e quindi in questo modo stiamo andando a simulare un contesto più di vita reale per questo tempo.
[00:09:26] Speaker B: Certamente, senti Marco tu sei un professionista con tanti anni di esperienza e sei anche un docente, quindi mi verrebbe poi spontaneo chiederti qual è la sfida finale di questo progetto, dove sperate di arrivare?
[00:09:40] Speaker A: Ma guarda è sempre difficile dare un messaggio finale unico e allora mi avvalgo della possibilità di usare tre parole. e se devo dare uno scenario futuro, che è un po' l'obiettivo da sempre del ReLab, ma lo ritrovo anche nel contesto riabilitativo del San Camillo, è quello di, come tre parole, utilizzo semplicità, accessibilità, ecologicità, ovvero un test semplice, perché in questo modo qua posso usarlo tutti i giorni, attraverso della tecnologia accessibile, sia per costi che per facilità di utilizzo, per renderlo ecologico e quindi poter utilizzare questo test semplice e accessibile pure nella vita di tutti i giorni. In questo modo anche il concetto di riabilitazione di cura penso che diventi completo, che non è solo il trattamento che si svolge in laboratorio o addirittura più in modo contestuale in un contesto ospedaliero o in un apulatorio, ma è un contesto generale proprio di vita dove la riabilitazione è ogni momento e quindi poter monitorare il paziente e poterlo guidare, poter far svolgere degli esercizi diventa veramente un po' l'obiettivo finale. Questo è un po' quello che ci piacerebbe raggiungere attraverso questo percorso di dottorato e ovviamente anche oltre.
[00:10:58] Speaker B: Ti ringrazio per questa fantastica chiacchierata, volevo
[00:11:02] Speaker A: ringraziarti per come hai gestito questa chiacchierata, spero che gli ascoltatori possano comprendere la sfida che abbiamo davanti e come bisogna sempre guardare un po' oltre a quello che vediamo tutti i giorni.
[00:11:15] Speaker B: Sempre. Io inoltre apro una piccola parentesi.
In questa chiacchierata abbiamo potuto anche ascoltare un progetto molto compresso, ovviamente, dove c'è una parte di expertise del laboratorio di RealyLab del campus di Savona. l'Università di Genova ovviamente, il contesto clinico del San Camillo, quindi tante realtà che si mettono poi al servizio per migliorare la qualità di vita dei pazienti.
[00:11:44] Speaker A: Esatto, hai sintetizzato perfettamente.
[00:11:46] Speaker B: Ti ringrazio, il contributo più interessante di quest'oggi è stato proprio che nella ricerca le tecnologie non vengono solo utilizzate per complicare la clinica, ma per renderla più precisa, migliorare la prevenzione, renderla sempre più vicina alla vita reale. Grazie Marco Trucco per essere stato con noi, grazie a voi per aver ascoltato PCD on Air e ci sentiremo, per chi è interessato, nella prossima puntata dove parleremo del declino cognitivo nella sclerosi multipla. A presto!
[00:12:25] Speaker C: Neuroscienze e ricerca, PhD e honneur, è un progetto di NOGMI, Dipartimento di Neuroscienze e riabilitazione e oftalmologia genetica e scienze materno-infantili dell'Università di Genova.
Produzione, Unige Radio. Voce e supervisione scientifica, Gianmichele Villano. Organizzazione, Arianna Pitonzo. Montaggio, Nadia De Nurkis. Progetto grafico, Guzio.